Quando internet diventa una fuga dalla realtà

Carolyn Moynihan

Nella foto potete osservare una sala giapponese attrezzata per il pachinko (gioco simile al flipper)

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Per la vecchia generazione di giapponesi, il nome che richiamava i rischi connessi al lavoro era karoshi: la morte del salariato per eccesso di lavoro.Per la generazione post-1970, invece, la parola chiave è hikikomori: un grave ripiegamento sociale, spesso legato alla dipendenza a internet e ai video-game, e segnato da una profonda avversione al lavoro.

Ironicamente, sono disponibili giochi di ruolo che fanno la parodia sia di karoshi («l’obiettivo è morire») sia di hikikomori («il suicidio è un’opzione»).

Mentre karoshi potrebbe essere in declino, con il governo e le aziende che cercano di affrontare il problema delle lunghe ore in ufficio, i professionisti della salute sono sempre più preoccupati per la tendenza, diffusa fra i giovani giapponesi, di vivere in un loro mondo online. Uno studio ha mostrato che più dell’1% dei giapponesi adulti soffrono di hikikomori (su una popolazione di 126’000’000, NDT).

A questa patologia sembra correlata un’altra sindrome più recente, chiamata “depressione di tipo moderno”. Ecco una descrizione tratta da The Lancet:

La depressione di tipo moderno è caratterizzata dal cambiamento dei valori del collettivismo a quelli dell’individualismo; da angoscia e riluttanza nell’accettare le norme sociali dominanti; da un vago senso di onnipotenza; dall’evitare sforzi e lavori faticosi. Essa sembra riguardare principalmente quelli nati dopo il 1970, cioè la generazione cresciuta con i videogiochi in casa, nell’epoca della grande crescita economica giapponese. I giovani con la depressione di tipo moderno tendono a sentirsi depressi solo quando sono al lavoro; negli altri momenti si godono il mondo virtuale di internet, i videogiochi e pachinko (simile al flipper). Perciò le persone con la depressione di tipo moderno hanno difficoltà ad adattarsi al lavoro o alla scuola, e a muoversi nel mercato del lavoro, analogamente a quelle con hikikomori.

Strano: una generazione lavora compulsivamente, la successiva gioca compulsivamente. Che questo fenomeno sia in parte una reazione a genitori troppo impegnati per mettersi in relazione coi loro figli (oggigiorno le donne sono ancora più coinvolte nella forza-lavoro giapponese)?

Ma non è solo il Giappone che si trova ad affrontare questa sindrome. Gli autori dell’articolo di The Lancet dicono che gli psichiatri in altri Paesi riferiscono casi simili, che sono più diffusi nelle aree urbane, suggerendo che sia l’hikikimori che la depressione di tipo moderno «potrebbero essere indicatori di una pandemia di problemi psicologici che la società globale connessa a internet dovrà affrontare nel prossimo futuro».

Pensate solo ad Anders Behring Breivik.

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Questa è la traduzione dell’articolo di Carolyn Moynihan: Pathological play – not just a Japanese disease, pubblicato sul blog Family Edge il 23 settembre 2011, con una licenza Creative Commons.

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