E Obama disse: “Il Matrimonio non è più difendibile”

Sheila Liaugminas

Ci assale improvviso un pensiero: la gente che sta difendendo il riconoscimento storicamente universale della dignità e sacralità della vita, del matrimonio, della famiglia o della fede… è costretta oggi a stare sulla difensiva. E specialmente sul matrimonio, il più caldo degli scottanti temi culturali del momento. Così, in questa luce, il matrimonio omosessuale e il movimento delle unioni civili ha guadagnato molto di più dell’aumento numerico negli stati che appoggiano i loro programmi. Le parole contano, come ha ben espresso Walter Lippmann in Public Opinion.

Il Presidente dichiara di giudicare non più sostenibile la difesa federale del Marriage Act, per cui il suo Procuratore Generale non lo difenderà più nei tribunali. I legislatori negli stati dell’Illinois, New York e Rhode Island, strappano dalle mani degli elettori la questione delle leggi matrimoniali e creano un nuovo riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, attribuendo loro gli stessi benefici del matrimonio tradizionale tra uomo e donna, finora sempre sostenuto dallo Stato. Dicono che questo non violerà i diritti delle istituzioni religiose, e invece li viola, come ha presto dimostrato la battaglia sulle adozioni condotta dall’Illinois Catholic Charities.

Recentemente ho avuto una conversazione con l’arcivescovo Joseph Kurtz, vice presidente della Conferenza Episcopale Americana e, fino a quest’anno, capo della commissione episcopale per la difesa del matrimonio e della famiglia. Ha ripetuto molte volte le cose dette in questa intervista:

I vescovi, la Chiesa, e la società in generale, devono capire la natura pubblica del matrimonio. Il matrimonio presenta aspetti personali e privati, ma è anche una realtà pubblica, perchè riguarda la società nel suo insieme.

Molta gente pensa che il matrimonio sia un diritto che lo Stato può semplicemente creare. Questa è una direzione pericolosa in cui andare. La maggioranza degli elettori non può creare qualunque diritto desideri. Il matrimonio è un dono datoci da Dio e definito da Lui. Noi, come cattolici, non dobbiamo avere paura di dirlo pubblicamente. Dobbiamo essere capaci di parlare in modo franco alla nostra gente sull’importanza del matrimonio, e chiarire che il nostro rispetto per la singola persona non deve andare a scapito del matrimonio stesso.

L’arcivescovo Kurtz ha preso in esame la falsa affermazione che la maggioranza degli americani considera con favore i “diritti” del matrimonio omosessuale; una parte del marketing a favore di quest’idea consiste nel ripetere che il matrimonio è un diritto umano aperto a qualunque coppia lo desideri, indipendentemente dal sesso dei richiedenti.

L’editorialista Maggie Gallagher esamina con attenzione queste cose in Public Discourse:

Le élite hanno già suonato molte volte le campane a morto per il dibattito sul matrimonio, ma il sostegno popolare al matrimonio tradizionale non vuole saperne di morire. Nei sondaggi gli americani hanno scosso ripetutamente le opinioni dell’élite, dimostrando che persino negli stati dove sono più forti i democratici la maggioranza degli americani si oppone al matrimonio omosessuale.

Nel maggio scorso, un sondaggio commissionato dal Public Opinion Strategies per l’Alliance Defense Fund, ha mostrato che il 62% degli intervistati sottoscriveva quest’affermazione: “Credo che il matrimonio debba essere definito solo come unione fra un uomo e una donna”. Il 53% sottoscriveva con forza, mentre solo il 35% non era d’accordo.

D’altra parte però alcuni recenti sondaggi dicono che gli americani situati nella zona di mezzo degli indecisi cominciano a non avere più voglia di ascoltare chi si oppone al matrimonio omosessuale. La loro volontà di esprimere sostegno per una visione tradizionale del matrimonio comincia a indebolirsi, e la loro risposta dipende molto dal modo in cui si pone loro la questione e da quali altri aspetti vengono evocati con la domanda del sondaggio.

Questa differenza significa qualcosa: quando il problema è inquadrato come un fatto di equità e uguaglianza, gli americani di oggi sono riluttanti a dissentire con il matrimonio gay, ma quando è inquadrato come una questione morale o familiare, continuano ad aderire fortemente alle norme tradizionali del matrimonio.

Tuttavia la campagna per mettere a tacere l’opposizione al matrimonio gay reinquadrandola come odio o illegittima bigotteria, è efficace: coloro che difendono il matrimonio come unione di un uomo con una donna, ne soffrono le conseguenze.

Questo è vero.

Fare una donazione alle organizzazioni pro-matrimonio – o semplicemente a un gruppo che appoggia un candidato che fra le altre cose difende il matrimonio – o chiedere a un parlamentare che si oppone al matrimonio gay di fare un discorso al proprio gruppo d’affari, significa affrontare minacce ai propri interessi economici e alle proprie aziende da parte di chi non ammette che il matrimonio omosessuale sia una questione su cui un buon americano possa dissentire. Si verrà invece accusati di non rendersi conto che il matrimonio omosessuale è oggi la questione chiave sui diritti civili, e opporsi ad essa significa farsi marchiare come bigotti al di fuori del convincimento comune degli americani.

Gli avvocati del matrimonio gay non sono lenti nell’usare ogni leva del potere, compreso il governo, per imporre la loro nuova moralità all’America. L’obiettivo primario dell’attuale movimento per il matrimonio gay è usare il potere culturale, sociale, economico e politico per creare una nuova norma: l’uguaglianza matrimoniale. L’idea guida dietro all’uguaglianza matrimoniale è questa: non c’è differenza tra unioni dello stesso sesso e quelle di sesso opposto. Se ci vedi una differenza, vuol dire che qualche cosa non va dentro di te…

Perchè allora il matrimonio, l’unico tema che la sinistra radicale sta rendendo troppo radioattivo persino per poterne parlare, è al tempo stesso l’unico argomento che un candidato impegnato a rendere più civile l’America non può eludere, evitare o minimizzare?

La prima ragione è la natura stessa del matrimonio.

Ogni società umana ha riconosciuto che c’è qualcosa di speciale nell’unione fra un uomo e una donna. Tra la spettacolare miriade di relazioni che gli esseri umani creano, il matrimonio è unico per questa ragione: è l’unica unione che può dare la vita e connettere quelle nuove giovani vite alla madre e al padre da cui derivano.

I sostenitori del matrimonio omosessuale, per rendere credibile la loro promessa di uguaglianza matrimoniale, devono delegittimare l’idea stessa che i bambini abbiano bisogno di un padre e una madre, fino a renderla impronunciabile in una compagnia di persone educate. Il matrimonio omosessuale rappresenta il ripudio morale e intellettuale dell’idea che il matrimonio è fondato nella realtà umana estranea al governo, e che il governo è obbligato a rispettare e a proteggere. Il matrimonio sta diventando un’idea in balia dei cambiamenti della moda, senza profonde radici nella natura umana.

Diversi giorni fa ho avuto una conversazione con il nuovo capo della Commissione episcopale per la difesa del matrimonio, il vescovo di Oakland Salvatore Cordileone. E’ un’altra voce della Chiesa, chiara e prominente, che interviene nel pubblico dibattito non solo sulle leggi legate al matrimonio, ma sulla natura e la definizione del matrimonio stesso. Si è cimentato su alcuni degli stessi punti che aveva sviluppato qui, dato che queste cose vanno ripetute spesso.

La nostra gente ha bisogno di capire qual è la posta in gioco, il concetto stesso di matrimonio. E’ un rapporto che possa essere definito dagli adulti per il loro reciproco vantaggio e godimento? O è una relazione per portare bambini in questo mondo e offrire il miglior contesto per il loro benessere ed educazione?

Se è prima di tutto sui bambini, allora ci vogliono i bambini da collegare ai loro papà e mamme.

La situazione ottimale per i bambini è crescere con un uomo e una donna che li introducano nel mondo per mezzo di una relazione d’amore, stabile, suggellata da un impegno.

Molti studi mostrano che il ruolo della figura paterna – proprio la presenza della figura paterna nella famiglia – è particolarmente critico. I bambini ne hanno bisogno. Quando non ce l’hanno, lo desiderano fortemente.

Come ha detto qualcuno più saggio di me, quando un bambino nasce la madre è sicuramente nelle vicinanze. Non c’è invece garanzia che il padre sia nei pressi. La società ha bisogno di un meccanismo naturale per connettere i padri con i figli, e questo meccanismo è il matrimonio.

Riprendiamo l’enfasi posta dalla giornalista inglese Melanie Phillips sulle conseguenze sociali della mancanza dei padri, analizzando i recenti scoppi di violenza per le strade di Londra.

Perlopiù questi ragazzi vengono da famiglie con solo la madre. E il fattore più importante dietro a tutto questo caos è la rimozione voluta della cosa più importante che socializza i bambini e li trasforma da violenti selvaggi in civili cittadini: un padre che sia un membro impegnato del nucleo familiare.

Il risultato sono ragazzi senza padre, consumati dalla rabbia esistenziale e da un disperato bisogno emotivo, e che reagiscono al danno subìto scagliandosi fuori dall’infanzia contro chiunque si trovi intorno a loro. Questi ragazzi vivono in un mondo che effettivamente è diverso dal resto della società. E’ un mondo senza confini o regole. Un mondo di caos emotivo e fisico.

Il vescovo Cordileone mi ha detto che la persona a cui si riferiva come “più saggia di me” nelle sue intuizioni sociali (vedi sopra) era Maggie Gallagher. Il suo commento è provocatorio nel modo in cui il pensiero ha bisogno di essere provocato, e la falsità dissipata.

Lungi dall’essere una posizione neutrale o pro-libertà, il matrimonio omosessuale corrisponde a un assorbimento governativo di un’antica e onorata istituzione. Qui, ci sono profonde somiglianze filosofiche tra l’aborto e i movimenti per il matrimonio gay. Al cuore di ogni movimento c’è la convinzione che, manipolando le parole, le élite possano cambiare la realtà stessa. Una vita umana può essere definita come un gruppo di cellule. Il matrimonio può essere ridefinito fino a significare esattamente ciò che vuole il governo. La realtà stessa può essere riassemblata per fare spazio ai desideri sessuali.

Ma la verità è che il governo non può creare la vita, non ha inventato il matrimonio, e non ha competenze per ridefinire nè l’uno nè l’altra.

L’ostinato senso comune del pubblico americano nel resistere al matrimonio omosessuale, anche a fronte della promozione effettuata dai principali mezzi di comunicazione, fornisce ai candidati alla presidenza una piattaforma non solo per resistere a una radicale trasformazione della cultura americana, ma anche per costruire una cultura impegnata in un’idea centrale dell’America: esiste una verità morale e i nostri diritti (incluso il diritto di sposarci) non sono concessioni del governo, ma si fondano e sono delimitati dalla natura e dal Dio che ha creato la natura.

Stanno tutti dicendo la stessa cosa, attualizzando un’esortazione biblica: siate pronti a difendere ciò in cui credete. E se non siete più così sicuri di ciò in cui credete, i vescovi americani stanno fornendo molto buon materiale per chiarire.

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Questa è una traduzione dell’articolo originale di Sheila Liaugminas: Defense of Marriage, 29 agosto 2011, pubblicato da MercatorNet – Sheila Reports, sotto una licenza Creative Commons.

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