Internet ci ha resi paranoici?

Katie Hinderer

Da quando ho iniziato a bloggare e ho cominciato a interagire con gli altri bloggers, ho notato un tema ricorrente: il frequente ferimento dei sentimenti. Siamo costantemente alla ricerca di chi stia bloggando e twittando su di noi. Cerchiamo di assicurarci che ogni spunto che offriamo agli altri venga ricambiato.Ci sono blogger, per esempio, che smetteranno di commentare su un blog amico, se il blogger non gli restituisce il favore. E non solamente i blogger fanno così (li ho semplicemente notati di più).

Pensate a tutti i drammi causati da Facebook e dai social media simili. C’è quella persona che ha chiesto la vostra amicizia solo per curiosità. C’è la persona che pubblica un post o una nota per vedere chi risponderà e, se non lo fate, si agiterà non sentendosi amata. C’è il messaggio di testo che, se non riceve risposta, viene seguito dopo mezz’ora da un secondo messaggio, e infine da un messaggio ultimatum che in pratica dice al destinatario di rispondere o di considerare l’amicizia conclusa.

Questo succede più e più volte, in centinaia di modi diversi. Improvvisamente mi sento come se tornassi di nuovo alle scuole elementari, quando c’erano certi bambini che avevano sempre da dire sugli altri. C’erano bambini che ingigantivano tutto in modo sproporzionato, vedendo crudeltà dove non ce n’era traccia. C’è qualcosa nella nostra natura che reclama con energia l’accettazione e il riconoscimento. Noi vogliamo quell’attenzione e ci sentiamo offesi quando ci viene negata.

Vorrei che potessimo fare tutti un passo indietro, fare un respiro profondo e tornare alla realtà. Non tutti sono attaccati 24/7 al loro computer o cellulare. Ci sono emergenze, inattesi avvenimenti della vita, e le normali operazioni di ogni giorno che ci staccano dalle trincee della tecnologia rendendo impossibile la comunicazione istantanea e difficile rispondere con un commento sui blog. Ci sono persone bene intenzionate che lasciano un commento riflessivo, senza volontà di ferire – anche se si può avere una diversa impressione. Abbiamo letto erroneamente fin troppe cose nelle parole digitate davanti a noi.

Così, la prossima volta che leggi o percepisci qualcosa come un attacco personale verso di te – fa’ un passo indietro e guarda la cosa dal punto di vista dell’altra persona. La maggior parte delle persone non hanno intenzioni cattive. Sono ben disposte. Siamo noi che spesso attribuiamo loro un’intenzione maligna. Perchè non scoprire in loro cose positive? Se facessimo tutti così, ci sarebbero molti sentimenti feriti in meno.

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Questa è una traduzione dell’articolo originale di Katie Hinderer: Has the internet made us overly sensitive?, 17 agosto 2011, pubblicato da MercatorNet – Tiger Print, sotto una licenza Creative Commons.

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