L’ateo religioso

L’ateo (anti?) religioso è l’ispirato profeta di un nuovo movimento religioso

Zac Alstin

Ricordo di avere avuto conversazioni occasionali con persone che pensavano di essere atee ma che, dopo una breve discussione, si accontentavano di ridefinire se stesse come agnostiche: forse più un riflesso di apatia religiosa che una forte convinzione che non esista nessun Dio.

Ad un certo punto verso il 2005 devo aver chiuso le palpebre o essermi addormentato. Perciò mi sono svegliato in un nuovo mondo in cui, a quanto pare, i nostri ambivalenti agnostici erano stati superati da una consorteria di nuovi duri a morire,  gli atei adamantini. Improvvisamente non era più “cool” essere “insicuri”. La religione aveva raggiunto il suo nadir: non era più onere dell’ateo confutare Dio, ora era Dio a dover dimostrare se stesso all’ateo.

Certo, questa tattica non è nuova, e nei circoli atei l’idea dietro ad essa risale almeno a Bertrand Russell. Ma più di recente abbiamo visto la stessa tattica utilizzata nel dibattito Teach the Controversy, durante il quale gli oppositori della teoria dell’evoluzione hanno avuto la perspicacia di riformulare l’intero argomento su creazionismo ed evoluzione. “L’evoluzione darwiniana”, hanno sostenuto “è solo una delle molte teorie possibili”, riducendo in tal modo l’intera teoria darwiniana dell’evoluzione al livello di una proposta interessante e da tener presente.

Ironia della sorte, questo strumento strategico viene ora impiegato con effetto demoralizzante da una nuova generazione di atei. Basta dare un’occhiata su internet per rischiare di trovarsi coinvolti in duri combattimenti con qualche campione del movimento “nuovi atei” rotto a tutte le battaglie. Dio, a quanto pare ora, è solo un’ipotesi in cerca di prove sufficienti. L’incertezza dell’agnostico è diventata carico della prova per il credente.

Ma questa crescita della fiducia in sè degli atei non è necessariamente uno sviluppo negativo. I cambiamenti culturali possono essere ingannevoli, e qualche volta i segni di forza di un movimento non sono che il suo ultimo grido di battaglia. Inoltre, per quelli di noi intenti a trovare risposte, il nuovo ateismo ha almeno contribuito a chiarire le domande. Come tutti i movimenti culturali, è almeno un grande oggetto di studio.

Così, quando si tratta di evoluzione, anche se non sono un sostenitore della “Teach the Controversy”, credo che la natura di tale dibattito sia di per sé affascinante e degna di studio. Allo stesso modo, anche se sono stato coinvolto in pochi di questi dibattiti dei nuovi atei, sono affascinato da ciò che hanno rivelato.

Questi dibattiti hanno mostrato che molti effettuano un’insensata agglomerazione di tutte le “religioni” in tutta la storia ed esperienza umana. Se dovessi fare lo stesso, diciamo, per la “politica”, la gente giustamente direbbe che sono un idiota. Eppure sarebbe un esercizio della relativa facilità di tracciare la storia della politica umana in tutti i suoi ingloriosi spiegamenti. Potrei mescolare liberamente il battibecco banale della politica dei moderni partiti democratici con la pompa stravagante e il prestigio della tarda monarchia francese, o con lo schiacciante totalitarismo della Russia stalinista. Come sarebbe facile dare la colpa di tante assurdità, violenze e miserie umane ad una entità astratta e unificata detta “politica”! Se solo potessimo liberare l’umanità dalla tirannia parassita della politica e – la radice di tutti i mali – da quella farsesca invenzione umana che chiamiamo la polis!

La rabbia contro la religione mi sembra altrettanto inutile di ogni rabbia analoga contro la politica. La religione è parte della natura umana come la politica: la distinzione pertinente non è quella tra religione e sua assenza, ma tra religione buona e cattiva, o religione vera e falsa. Non respingiamo la democrazia a causa degli orrori del comunismo, né ci rivolgiamo contro di essa quando in casi particolari si scoprono abusi o perversioni.

Ciò che religione e politica hanno in comune è l’umanità dietro a loro. La religione non  uccide le persone, sono le persone che uccidono altre persone. Cercare di distogliere l’umanità dalla religione ha altrettante speranze del farci smettere di essere politici. Certamente i nuovi atei come Christopher Hitchens forzano gli avvenimenti storici quando tentano di caratterizzare anche gli orrori del comunismo e del nazismo semplicemente come un’altra manifestazione della religione. Questi regimi hanno tentato di reprimere e soffocare le tradizioni religiose nelle loro rispettive nazioni, ma essi stessi divennero sistemi religiosi degradati e perversi. Hitchens può sostenere che la loro colpa consistette nel tentativo di sostituire la religione, invece di distruggerla, ma in questo modo rende inevitabile una domanda. E’ facile con il senno di poi vedere elementi religiosi in gioco in questi regimi totalitari, ma come facciamo a sapere se ogni tentativo di distruggere la religiosità non si trasformerà semplicemente in un nuovo movimento religioso? “Dio non esiste”, ma Hitchens ne ricava un vantaggio.

Ho altrettanta fiducia in una nazione irreligiosa che rimane irreligiosa come in una nazione apolitica che rimane apolitica. La natura umana è quella che è, una comunità priva di politica diventerà necessariamente politicizzata nel corso del tempo esclusivamente per amore dei benefici che la politica conferisce. Anzi, si potrebbe anche dire che “la società apolitica” è un ossimoro. Essere in società con altri esseri umani significa riconoscere implicitamente le differenze di autorità, gli interessi in conflitto, e la necessità di compromessi. La politica è, in ultima analisi, una questione di un processo decisionale collettivo, dalla questione più umile alla più grande.

La religione, allo stesso modo, può essere riconosciuta nelle sue forme più semplici come la riverenza o venerazione per i beni più grandi che conosciamo. La vita di Christopher Hitchens contiene i semi di un culto baccanalico? Potrebbe l’entusiasmo di Richard Dawkins per l’evoluzione indicare la strada per una nuova pietà scientifica? Ogni volta che i nuovi atei criticano alcune manifestazione di religione, lo fanno, implicitamente o esplicitamente, sul terreno di un qualcosa di più grande o più degno. E’ proprio il riconoscimento del valore o culto di un bene più grande o di una verità superiore, che ci facilita nella venerazione religiosa per questa cosa.

Alla fine noi possiamo riformare la religione o sostituirla, non c’è terza opzione. L’ateo anti-religioso è – inconsapevolmente – il profeta ispirato di un nuovo movimento religioso. Qualunque idea lui possa piantare nel terreno fertile della mente umana, possiamo stare certi che alla fine crescerà qualcosa di religioso. La risposta a tutti i mali religiosi di cui parla continuamente un ateo, è la perseveranza nei beni religiosi.

La cattiva religione, come la cattiva scienza, l’etica cattiva, la cattiva politica e i cattivi argomenti, devono essere messi in discussione per il fatto di essere cattivi, non per il fatto di essere.

_________________________________

Questa è una traduzione dell’articolo originale di Zac Alstin: The religious atheist, 30 giugno 2011, pubblicato da MercatorNet sotto una licenza Creative Commons.

Articolo precedente
Articolo successivo
I commenti sono chiusi.
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.