Rendiamo omaggio a Steve Jobs, nel giorno della sua scomparsa, proponendo un’acuta riflessione sulla scelta cruciale che sta all’origine della sua storia.
(di Carolyn Moynihan) – Molti encomi in onore di Steve Jobs sono stati spesi settimana scorsa dopo le sue dimissioni da amministratore delegato di Apple, l’azienda che ha co-fondato negli anni ’70 e che ha inondato di magici dispositivi il mondo entusiasta. E’ stato acclamato come “il Thomas Edison di questo secolo”, “il Da Vinci del nostro tempo” e, meno pomposamente, “un moderno Marshall McLuhan“. Jobs stesso ha suggerito confronti con figure assai diverse, come Gandhi e Bob Dylan.


La regolazione e il sostegno dei prezzi agricoli tende a toccare una corda profonda e nostalgica in molte persone, specialmente quelle che traggono beneficio dal sistema esistente.
I videogiochi d’azione ti rendono più sveglio? Alcune ricerche dicono di sì.







Le condizioni di vita del mezzo milione di indigeni australiani sono molto varie, dall’integrazione nelle città principali all’isolamento in paesini dell’entroterra dove a malapena si parla l’inglese. Ma essi sono uniti dal fatto di essere svantaggiati. 

Economisti politici classici come Adam Smith o David Ricardo non hanno mai usato il termine “economia” da solo. Hanno sempre usato l’espressione “economia politica”. Per gli economisti classici era impossibile capire la politica senza l’economia o l’economia senza la politica.
E’ stata una lezione traumatica e costosa, ma i disordini dello scorso weekend nelle città inglesi ha obbligato la “Gran Bretagna a pezzi” a guardare in faccia i suoi più gravi errori in campo sociale. 


Quarant’anni fa la contraccezione moderna fu venduta alle donne come parte del pacchetto-liberazione: finalmente avrebbero avuto il controllo della loro fertilità e delle loro vite. La pillola era il loro passaporto per avere meno figli, l’indipendenza economica e, come si vide presto, il genere di libertà sessuale di cui in precedenza avevano goduto solo gli uomini. 







Quando una lettera ai giornali può essere influente?
Non è vero che scrivere ai giornali non serve a niente, a condizione che il nostro “prodotto” sia di buona qualità
Katie Hinderer
Pubblicato da Yves in 29/08/2011
http://mercatornetitalia.org/2011/08/29/cambia-i-media-un-commento-alla-volta/